Associazione
CESDI
Studi di caso di tre accompagnamenti seguiti dal CeSDI
Materiale a cura di Anna Proto Pisani
1. Descrizione del caso e di come si è stabilita la relazione con il CeSDI
Siamo state contattate dai servizi sociali per seguire il caso di una donna marocchina incinta che aveva difficoltà a entrare in contatto con i servizi soprattutto perché non parlava l'italiano ed aveva vissuto fino a quel momento in modo completamente isolato rispetto alla società italiana.
La donna era arrivata in Italia con un figlio piccolo attraverso il ricongiungimento familiare per raggiungere il marito che già era in Italia per lavoro. Il marito aveva quindi costituito per questa donna che non parlava l'italiano e non conosceva la società italiana l'unica guida rispetto al mondo esterno. La donna per il resto continuava a vivere in modo isolato, entrando in relazione con il mondo quasi esclusivamente attraverso la mediazione del marito.
Ad un certo momento però quest'uomo si è ammalato gravemente e dopo alcuni mesi è morto. Il marito, quando ha cominciato a stare male, si è rivolto ai servizi sociali per chiedere gli assegni previsti per il suo caso e perché seguissero la moglie che a quel tempo era incinta e viveva una gravidanza a rischio. Il marito si è trovato nell'impossibilità di mediare nel rapporto della donna con i servizi sociali, e quindi l'assistente sociale, che a quel momento ci stava tenendo il corso di formazione, ha preso contatto con noi donne del CeSDI. L'assistente sociale non poteva aiutare la donna in quanto non riusciva a comunicare a causa di difficoltà linguistiche.
Fra le donne del CeSDI sono state Shahrazade e Samira che hanno seguito questo caso in quanto entrambe donne di lingua araba, Samira del Marocco e Shahrazade egiziana . Una volta contattate dai servizi sociali hanno incontrato la donna marocchina andandola a trovare a casa sua per stabilire una prima forma di relazione per poterla poi seguire.
Soprattutto Shahrazade ha seguito tutto lo svolgimento del caso, ma anche tutte le altre donne dell'associazione si sono mobilitate nei momenti più difficili e hanno dato un loro contributo per seguire questa situazione particolarmente complessa.
2. Il lavoro di accompagnamento
All'inizio la donna era molto timida nel chiedere certe cose e noi sapevamo che poteva crollare, trovandosi a vivere in una situazione di particolare complessità, essendo al corrente di tutta la situazione del marito e senza nessuno che la potesse aiutare. Le abbiamo offerto la nostra disponibilità in modo molto semplice, lentamente siamo diventate come delle familiari per lei, come sorelle, infatti eravamo delle ragazze come lei, semplici, parlavamo nello stesso modo, capivamo il suo bisogno perché conoscevamo la situazione. Lei si è aperta con noi, ci diceva tutto, quando si presentava un problema ci chiamava a qualsiasi ora, sapeva che poteva contare per tutto su di noi, anche per seguire i bambini. Per lei è stato molto importante trovare questo appoggio, per stare meglio nel suo male, sentire che qualcuno la poteva aiutare nel momento del bisogno.
La prima parte del lavoro è consistita nell'offrire un servizio di mediazione e interpretariato rispetto ai servizi e al tempo stesso nell'offrire del conforto a questa donna, completamente sola.
L'abbiamo accompagnata al servizio distrettuale, presso l'assistente sociale, all'ospedale per tutte le visite di controllo, per i momenti di degenza a causa delle difficoltà della gravidanza e poi per la nascita della bimba, l'abbiamo seguita a casa durante tutto il periodo di malattia del marito, mentre lei era incinta e poi quando è nato la bimba, portando da mangiare a lei, al marito che non riusciva a fare niente, tenendo l'altro bimbo mentre lei era all'ospedale, facendo le pulizie a casa sua, occupandosi dei panni. Quando la donna è stata ricoverata perché la gravidanza era difficile le abbiamo portato il bimbo piccolo, all'ospedale per le visite e al tempo stesso le assicuravamo una presenza a casa per il bambino e il marito durante tutto il periodo: le donne dell'associazione che avevano i bambini piccoli, come una ragazza domenicana o una ragazza peruviana, hanno portato i loro bimbi a casa sua per farli giocare con il figlio piccolo della famiglia. Anche i medici hanno riconosciuto che la donna era molto più tranquilla grazie alla nostra presenza e che tutto ciò l'ha aiutata a recuperare più velocemente e tornare a casa.
Quando è nata la bambina Samira era all'ospedale con lei, mentre io ero a casa sua. L'abbiamo poi segnalata ai servizi sociali perché potesse usufruire dei pannolini e degli aiuti previsti in questi casi. Al momento della nascita anche le assistenti sociali sono venute a congratularsi con lei e noi donne dell'associazione per quell'occasione le abbiamo fatto gli auguri al modo nostro, cercando di aiutarla anche in senso economico, attraverso una colletta fra di noi come regalo per la bimba nuova arrivata.
In un secondo momento quando il marito si è aggravato ed è morto l'abbiamo aiutata con la nostra presenza in questo momento di particolare difficoltà In particolare l'abbiamo aiutata nel gestire il rapporto con la comunità marocchina e con il consolato e l'ambasciata in quanto il marito voleva essere seppellito in Marocco e tutto ciò richiedeva delle adempienze burocratiche da seguire per partire con tutta la famiglia. Infatti poiché il marito si era aggravato al momento della nascita della bimba, la donna si era dimenticata di registrare la nascita all'ambasciata del Marocco e tutto questo ha determinato dei ritardi. Infine le abbiamo spiegato tutte le prassi da adempiere se effettivamente voleva tornare in Italia una volta riportato il corpo del marito in Marocco.
Quando il marito è morto tutte le donne dell'associazione le sono state accanto. Abbiamo preso contatti con il presidente della comunità marocchina perché contattasse il consolato per accelerare le pratiche burocratiche necessarie per il rimpatrio del corpo e anche affinché la stessa comunità marocchina fosse presente. Abbiamo accompagnato la donna in banca per le spesse di viaggio, di trasporto, per i biglietti. Al tempo stesso abbiamo contattato i ragazzi marocchini di Livorno perché si occupassero della ditta funebre e abbiamo contattato i cugini del marito perché accompagnassero con le macchine la famiglia all'aeroporto, altrimenti l'avremmo fatto noi.
La donna mi chiamava per qualsiasi problema, io l'andavo a prendere a casa ogni volta che doveva andare ai servizi e se io non potevo andare andava un'altra donna. Lentamente l'abbiamo spinta a prendere la decisione se ritornare in Marocco o restare in Italia dopo la morte del marito. Quando ha deciso che sarebbe tornata le abbiamo spiegato cosa avrebbe dovuto affrontare al ritorno, l'abbiamo spinta a parlare l'italiano per comunicare direttamente, per poter vivere qui, per affrontare da sola tutto ciò che faceva con noi. Di fatto prima viveva completamente isolata, mentre al ritorno avrebbe dovuto trovare un lavoro. Le abbiamo spiegato tutto quello che doveva fare per poter accedere a una casa al momento del ritorno in quanto era stata sfrattata dalla casa dove abitavano, come fare per trovare un lavoro, in che modo funzionano i servizi per i bambini, come fare le domande per l'asilo e il nido, come poter fare un affidamento part-time per un certo periodo di tempo.
Quando è tornata dal Marocco ci ha immediatamente chiamato, la sera stessa del suo arrivo, di domenica. La casa che doveva essergli assegnata era stata data a un'altra persona perché lei era tornata in ritardo. L'abbiamo quindi accompagnata dall'assistente sociale per trovare un posto dove stare con i suoi bambini. Nel frattempo siamo state noi a trovarle una sistemazione provvisoria presso una famiglia marocchina. Abbiamo seguito le domande dei bambini al nido e all'asilo e la domanda di affidamento part-time per i figli che era stata già avviata prima della sua partenza, per consentirle di trovare un lavoro. Nel momento in cui le è stata assegnata una casa l'abbiamo accompagnata nella nuova casa e poi dopo l'abbiamo incoraggiata a muoversi da sola, per accompagnare i bambini al nido e all'asilo, per andare dall'assistente sociale. Ha cominciato a camminare con le sue gambe, come si fa tutti noi.
3. Osservazioni conclusive
Questa donna ha trovato qualcuno accanto a lei nel momento del bisogno, mentre molte donne e molte famiglie non trovano nessuno. Esistono spesso situazioni molto gravi, di disastro totale, e le donne possono arrivare a trovarsi per la strada con i bambini.
Ciò che più ha facilitato il nostro lavoro, oltre a poter entrare più facilmente in contatto grazie al fatto di essere arabe, è stato l'aver vissuto situazioni di bisogno, di difficoltà, l'aver vissuto sensazioni analoghe, l'essersi potute immedesimare nella sua esperienza di vita.
Da parte nostra abbiamo fatto tutto ciò che ci è stato possibile fare, avremmo bisogno di una maggiore disponibilità economica e di più mezzi, come anche una macchina, per poter seguire meglio questi casi. Di fatto tutto il lavoro che abbiamo svolto con questa donna, come nella maggior parte dei casi di accompagnamento che seguiamo, è stato realizzato completamente al di fuori della nostra presenza allo sportello, e quindi in modo del tutto volontario, senza alcun rimborso spese neanche per un biglietto dell'autobus. Sarebbe importante che almeno una parte di questo lavoro fosse riconosciuto. Noi facciamo questo lavoro perché vediamo che c'è il bisogno e sentiamo profondamente questi problemi perché in parte li abbiamo vissuti e allora sentiamo che si deve fare qualcosa.
Da parte dei servizi sociali di Livorno è mancata soprattutto la possibilità di ricorrere a un posto, a una casa di accoglienza per donne e bambini piccoli che possa offrire anche iniziative e occasioni di formazione per consentire delle alternative possibili a donne che si trovano a vivere situazioni di particolare complessità, come quella vissuta da questa persona. (UP)