Cospe
Premesse
Prima di proporre la sintesi delle attività del Cospe nell'ultimo anno di attività, vogliamo ripercorrere brevemente alcune tappe storiche della sua crescita nei vari settori d'intervento in Italia.Il Cospe alle sue origini era una organizzazione nata per promuovere e sviluppare interventi di cooperazione all'estero, cosicché le sue attività in Italia nelle scuole o sul territorio erano in un primo tempo soprattutto collegate a questo obiettivo e consistevano in itinerari di educazione allo sviluppo (ricordo qui ad esempio il libro Prodotti del sud consumi del nord), ma erano anche attività di educazione all'antirazzismo (che portarono alla mostra satirica antirazzista 'Nero su Bianco' e che - purtroppo per il clima italiano - diventa sempre più valida e attuale), in epoche in cui in Italia si pensava ancora poco a questo problema. Accanto a questi interventi si sviluppavano grandi campagne di sensibilizzazione, ancora oggi fondamentali per il Cospe, come quella 'Tutti nello stesso piatto', la serie di video 'Intermedia' di educazione allo sviluppo, l'annuale pubblicazione del calendario fotografico sul Sud del mondo ....
Su un altro fronte, alla fine degli anni '80 una crescente presenza di immigrati mostrò quanto fosse urgente intervenire in Italia su nuovi temi: non si può fare cooperazione nel cosiddetto sud del mondo dimenticando i sud che motivi di varia origine e politiche miopi ricreano a casa nostra, lottare contro gli apartheid del mondo, dimenticando quelli che si formano all'angolo della strada in cui viviamo... furono così allargati campi di intervento che portarono ad esempio alla ricerca sulla situazione delle donne filippine in Toscana, il dibattito sull'antirazzismo si coniugò con la battaglia per le pari opportunità per i nuovi cittadini, come ad esempio i percorsi di formazione di mediatori linguistico-culturali, che risultano ancora oggi fra le esperienze più avanzate a livello nazionale.
L'intervento nelle scuole
Un numero sempre crescente di bambini stranieri, collegati ai flussi di immigrazione, imponeva di allargare il tipo di intervento nelle scuole e fu così che Luciana Sassatelli dette l'impulso per avviare interventi in questo settore.La Cee all'epoca aveva approvato al Cospe un progetto triennale di multiculturalità nelle scuole e nelle USL italiane. L'intervento si basò fin dall'inizio su due moduli in particolare, che sono quelli sulle cui formule sperimentate continuiamo a lavorare: da una parte laboratori bilingue per gli allievi stranieri (ad oggi ancora prevalentemente cinesi, ma in allargamento agli allievi arabofoni e albanesi, che sono i tre gruppi linguistici maggiormente presenti nelle scuole toscane), ai quali una riflessione sulla lingua italiana e materna permette di mantenere la propria lingua madre - o perlomeno di non perdere quanto hanno imparato durante la loro scolarizzazione nei paesi d'origine - e di accelerare i tempi dell'apprendimento dell'italiano. Il secondo tipo di interventi ha luogo in classi al completo, con percorsi interculturali che vengono di volta in volta ideati e calibrati a seconda della fascia d'età (interveniamo dalle materne alle superiori), della composizione etnica della classe, della disponibilità degli insegnanti a collaborare alle varie fasi dell'intervento. A tutt'oggi siamo intervenuti con oltre 1.000 allievi stranieri ed in decine di classi al completo, abbiamo fatto tesoro delle esperienze raccolte nella collaborazione con oltre 220 insegnanti che hanno partecipato in modo interattivo ai nostri corsi di aggiornamento e alle esperienze nelle classi.
Dopo vari interventi finalizzati alla prevenzione dell'abbandono scolastico, siamo giunti nel '96 (con rafforzamento nel '97) alla messa in opera di un progetto transnazionale Socrates, finanziato dall'Unione Europea, con il partenariato ed il contributo della Regione Toscana. Il titolo del progetto è 'MEET - La multimedialità per la multiculturalità' (ora al suo secondo anno di attività) ed il suo taglio è di tipo linguistico: tutte le attività e i materiali multimediali in corso di realizzazione prevedono cioè un approccio di tipo linguistico sia come diritto di parlare la propria lingua madre, sia come diritto di acquisire l'italiano come seconda lingua, sia come approccio alla interculturalità - per autoctoni e migranti - perseguita attraverso le lingue. Una équipe formata dagli insegnanti delle scuole e degli istituti partner toscani e i partner olandesi, francesi, belgi e inglesi collaborano alla realizzazione dei molti materiali didattici bilingue previsti dal progetto.
Contemporaneamente aumenta il numero di scuole e di enti (Comuni, Quartieri, Associazioni...) che chiedono a livello non più solo toscano ed emiliano al Cospe di collaborare alla realizzazione di interventi sui quattro grandi temi citati:
Iniziative di informazioni e servizi sul territorio
La stessa attività nelle scuole ha fin da subito risposto anche al problema di comunicazione fra scuole e famiglie immigrate e un'analoga modalità di intervento si è poi trasferita anche al territorio.Il primo giugno 1995 cominciava il suo lavoro il servizio itinerante 'Di piazza in piazza, servizio di reciproca informazione per le comunità cinesi della provincia di Firenze', finanziato dall'Assessorato alle politiche sociali della Provincia di Firenze e dalla Regione Toscana. Ora è al suo terzo anno di attività e si possono tirare alcune somme: diverse migliaia di cittadini cinesi (e non solo) si sono messi in contatto con gli operatori. Dato il grande successo di questo intervento, caratterizzato proprio da una reciprocità di informazione che ci ha permesso di calarci in una realtà vivendone la quotidianità di problemi, la Regione Toscana ha poi approvato e cofinanziato assieme alla Commissione Europea il progetto di uno sportello informativo telefonico, che in poco più di un anno ha a sua volta raggiunto la meta di oltre un migliaio di consulenze fornite ad immigrati ed operatori dei servizi sociali di tutta la regione: Telefonomondo, che ha la prospettiva di diventare un servizio stabile e più ampio, chiamato Parlamondo su cui torneremo più sotto.
Sempre con la Provincia di Firenze, è stato promosso un progetto nell'ambito del programma europeo Horizon, per favorire una formazione ed una occupazione di tipo qualificato fra gli immigrati, in particolare nel campo dell'autorappresentazione e dell'informazione, dai mass-media agli sportelli informativi autogestiti. Questo progetto è nato da una serie di indicazioni sui principali ambiti di disagio sociale dei migranti in Italia: non solo la difficoltà di un inserimento lavorativo stabile, ma anche difficoltà di accesso e di rapporto con i servizi socio-sanitari, la scarsa possibilità di accesso al mondo dei mass-media (sia come fruitori, sia come comunicatori). A tutte queste problematiche fa da sfondo comune una difficoltà di comunicazione che tenga conto di un approccio interculturale, anche al di là della conoscenza della lingua italiana. In particolare, è difficile per i cittadini immigrati contrastare l'immagine negativa data di loro dai mass-media e da tendenze xenofobe.
Sul versante più ampio di una informazione generale a autoctoni e immigrati sulle realtà di provenienza e sulla situazione italiana sono stati realizzati e sono in corso di ampliamento progetti radiofonici ed editoriali.
In collabrazione con l'emittente toscana Controradio siamo ormai al terzo ciclo di trasmissioni radiofoniche plurilingue "Mondobabele" finanziate prima dalla Regione Toscana e poi dalla Commissione Europea, che vanno in onda su otto radio toscane. Nel maggio '98 si conclude il progetto 'I Cieli', cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri che va inteso in un contesto più generale di rafforzamento delle attività informative e comunicative promosse dal Cospe. Tali attività mirano ad una presa di coscienza collettiva e ad un allargamento del consenso nei confronti di iniziative di aiuto allo sviluppo nei paesi emergenti e di favorire la lotta per la parità di diritti degli immigrati nella società italiana.
Punto di partenza dei progetti di informazione è il dato di fatto che non esiste una cultura superiore all'altra e che il confronto aperto con altre culture è condizione 'sine qua non' per un durevole progresso e per la crescita individuale e collettiva: ci si propone quindi di contribuire all'obiettivo più generale di creare in Italia le condizioni per un effettivo incontro di culture; la realizzazione di mensili bilingue e la diffusione di opere letterarie di autori del Sud del mondo, all'interno del citato progetto 'I Cieli', permettono agli autoctoni di acquisire elementi di conoscenza sulle culture dei nuovi cittadini e sull'attualità di quanto avviene nei loro paesi d'origine e rappresentano al tempo stesso uno strumento di comunicazione all'interno dei gruppi etnici minoritari verso il contesto sociale territoriale, come ad esempio il mensile Giornale cinese - italiano, che ha già varie decine di abbonati ed una diffusione di 4.000 copie e che ha completato il suo primo anno e mezzo di attività. Grazie al contributo finanziario della CE è stato possibile anche avviare la pubblicazione di un mensile multilingue, Jam, interamente ideato e realizzato da una redazione interculturale, e collaborare alla realizzazione del mensile italiano-arabo Afaq - Orizzonti. Nel 1998 è prevista anche l'avvio di un mensile italiano-albanese con il finanziamento della Regione Toscana
Le campagne di educazione allo sviluppo
Nel 1997 il Ministero degli Affari Esteri ha approvato il cofinanziamento ad una nuova importante campagna di educazione allo sviluppo su consumi e prodotti che mira a sensibilizzare con materiali di varia natura un pubblico il più vasto possibile ed in una dimensione nazionale. Si tratta quindi di una nuova dimensione d'intervento, che - analogamente alla diffusione della nuova serie di video 'Intermedia' va oltre gli interventi specifici nelle scuole. Infatti, l'ampliamento delle attività del Cospe al territorio si è sommato alle citate grandi campagne di educazione allo sviluppo e di antirazzismo che puntano ad essere sempre più organicamente collegate fra loro. Sarebbe forzoso in molti casi cercare di tracciare confini fra educazione allo sviluppo e interculturalità, come osservava anche il documento su questo tema redatto dalle Ong italiane durante il semestre di presidenza italiana della CEE.Anche il crescente impegno del Cospe su temi di portata politica quali ad esempio la campagna contro le mine e quella per la democrazia in Albania diventano facce diverse di un impegno sempre più politico che il Cospe sta promuovendo per i diritti umani.
Tuttavia, va rilevato che l'adesione o la promozione di campagne politiche - soprattutto se non legate a specifici progetti - stentano ancora a divenire patrimonio collettivo del Cospe ed in troppi casi rimangono legati ad alcuni promotori interni al Cospe non sufficientemente appoggiati dall'organizzazione nel suo complesso. Anche in questo caso si risente forse di un difetto storico di lavorare per così dire a compartimenti stagno: solo negli ultimi tempi siamo riusciti ad avviare un processo di maggiore collegamento fra attività in Italia e attività all'estero, ma ancora c'è molta strada da fare e molti soci, volontari e consulenti - insomma molti dei 'membri attivi' del Cospe - si sentono quasi dei liberi battitori, non abituati ad un costante confronto interno più collettivo, ad una consapevolezza che la crescita individuale deve passare forzatamente da una crescita collettiva.
Fuori di retorica, se pensiamo ad esempio che dovrebbe essere un risultato 'naturale' il fatto che progetti con gli immigrati trovino un collegamento con progetti nei paesi di provenienza degli immigrati e con i paesi in cui il Cospe ha progetti in corso (gemellaggi scolastici, partecipazione di cooperanti Cospe a laboratori didattici di educazione allo sviluppo, raccolta fondi per sostenere i progetti, ...), ci accorgiamo invece che ancora un vero coordinamento fra questi settori d'intervento stenta ad affermarsi in modo diffuso e resta legato alla buona volontà dei singoli (che per fortuna non è poca).
Sul tema dell'educazione allo sviluppo, progetti come il ciclo di video 'Intermedia', ormai noto in tutta in Italia fra chi interviene in questo campo o la produzione di testi di altissima qualità, come quelli sull'interdipendenza nord-sud, sulla lotta ai pesticidi, ecc. dimostrano la variegazione dell'intervento del Cospe e l'impegno, notevole sia sul piano qualitativo che quantitativo. Se vogliamo però analizzare anche i limiti degli interventi del Cospe per poter programmare meglio il lavoro futuro, bisogna allora dire che anche in questo settore i prodotti realizzati stentano a raggiungere un target variegato come la natura degli interventi imporrebbe. Si tratta di puntare di più sulla formazione di figure di divulgatori e questo è uno dei campi su cui il gruppo di coordinamento dei progetti in Italia si sta attivando.
Le attività di antirazzismo
Le attività di antirazzismo che il Cospe promuove hanno acquisito maggiore visibilità nell'anno '97, dalla CE proclamato anno dell'antirazzismo.Di sfondo a tutti i progetti del Cospe ci sono obiettivi antirazzisti quali la parità di diritti e di opportunità per chi appartiene ad etnie minoritarie, quali la lotta alla xenofobia e ai pregiudizi razziali. A ciò si aggiunga un crescente impegno anche nella Rete Antirazzista e nella collaborazione con le associazioni che promuovono battaglie in questi settori. Dal punto di vista delle attività progettuali si tenta di intervenire - ad esempio nel dibattito sulla nuova legge per l'immigrazione - portando a conoscenza degli amministratori locali e nazionali i dati del disagio vissuto dagli immigrati, raccolti nei punti di informazione e servizio da noi gestiti.
Su un piano più generale, scollegando quindi il tema dell'antirazzismo da quello dell'immigrazione, va qui in particolare ricordato il progetto 'Tutti nella stessa barca', avviato nel '96 a Bologna e riapprovato dalla CE anche per il '97/98.
Un progetto da poco iniziato e di grande rilievo è quello di formazione all'antirazzismo per le Forze dell'Ordine, cofinanziato dalla CE, con interventi del Ministero degli Interni, in corso di realizzazione a Bologna. Fra gli stessi collaboratori del Cospe va rilevato un positivo incremento di sensibilità su questo tema, dimostrato anche da fatti come la partecipazione tematica sull'antirazzismo alla Fiera Internazionale dell'artigianato di Firenze, la vasta adesione e partecipazione alla sessione di training antirazzista svolto l'anno scorso a Gubbio e ai vari dibattiti interni.
Attività al femminile
Sia in Emilia Romagna che in Toscana, sempre maggiore attenzione viene posta anche alle tematiche più specificamente femminili, che già stavano tanto a cuore a Luciana Sassatelli, in particolare nei confronti di chi vive il doppio svantaggio sociale di donna e di immigrata.Vari sono stati e sono i progetti di genere: ricerca/azione, formazione, avviamento al lavoro.
In particolare, si è concluso il suo terzo anno una ricerca-azione finanziato dalla Regione Toscana e condotto da un gruppo interculturale di ricercatrici sulla condizione delle donne immigrate, ampliata nell'ultimo anno alla situazione dei minori immigrati.
Da questa esperienza e da un precedente progetto per la formazione e l'avviamento al lavoro di donne immigrate in ambiti qualificati si è sviluppato un nuovo grande progetto interregionale NOW, finanziato dal Fondo Sociale Europeo, che conclude le sue attività nel giugno '98 e che si sta realizzando in varie province a partire dalle idee progettuali avanzate dalle stesse protagoniste dei corsi.
Nonostante le difficoltà insite proprio nella gestione di progetti di genere e nel concetto stesso di empowerment, il grande incremento di queste attività, anche su scala transnazionale, sta portando al Cospe un forte ritorno di immagine, in particolare tramite le molte attività decentrate dei progetti citati si stanno attivando nuovi rapporti con varie Province toscane e soprattutto con varie realtà associative interculturali femminili.
Le strategie complessive e le sinergie tra settori d'intervento
Abbiamo qui sopra presentato i filoni di attività del Cospe in Italia in ordine sparso e con titoli che non evidenziano né la variegazione né le interconnessioni fra i vari interventi.In modo non studiato a tavolino si vanno strutturando connessioni così strette fra vari settori che sarebbe una forzatura tracciare dei confini.
Ad esempio i progetti 'occupazione' Horizon e il progetto per le scuole 'Socrates' sono stati segnalati dalla Unione Europea come modello per il loro approccio antirazzista, anche se non sono propriamente dei progetti per l'educazione all'antirazzismo.
Ogni nuovo progetto va ad inserirsi in un sistema sempre più ampio creando le basi per una continuità di azione che può andare oltre il naturale esaurimento del progetto e dei relativi finanziamenti di enti pubblici. In altre parole sembra prossimo il momento in cui il Cospe riuscirà a garantire una continuità di intervento parzialmente autofinanziato.
Per rispondere alle nuove esigenze di non disperdere nei mille rivoli di progetti a termine le nostre attività, di non sovrapporre iniziative, di ridistribuire responsabilità e carichi lavorativi e di sfruttare al massimo le potenzialità di attivare sinergie tramite il lavoro in équipes, è stato costituito un gruppo di coordinamento, l'Ufficio Progetti Italia, che ha avviato le sue attività solo nel '97, ma che raccoglie l'esperienza del gruppo progetti Italia che opera in modo molto proficuo già da circa tre anni.
Rimane il citato problema di trovare le modalità per un maggiore collegamento fra chi lavora nei progetti in Italia e chi lavora nei progetti all'estero, sia per quanto riguarda i paesi del Mediterraneo e quelli d'origine degli immigrati, sia più in generale per concertare le attività di educazione allo sviluppo e politiche più concertate per progetti di cooperazione decentrata, ecc.
Le attività delle equipés
Un dato particolarmente positivo delle attività dell'ultimo anno, è una semre maggiore capacità di lavorare in équipe ed un sempre crescente bisogno di confronto e dibattito. Le proposte di maggior rilievo per quanto riguarda progetti da avviare o in corso partono dall'interno delle équipes di lavoro e dai tre gruppi operativi: il gruppo Toscana, il gruppo Emilia, il gruppo congiunto progetti Italia.L'aumentato numero di gruppi di lavoro potrebbe sembrare una burocratizzazione, un susseguirsi di riunioni che possono influenzare negativamente le attività. Certamente l'avvio di un nuovo modo di lavorare per équipes non è così semplice. Tuttavia, dopo uno sforzo iniziale è evidente che il Cospe nel suo complesso non può che avvantaggiarsi di questa crescita collettiva e da un maggior coordinamento fra attività, garantito dall'Ufficio Progetti Italia.
Anche all'interno dei vari settori di intervento si sono formati gruppi di lavoro che rilanciano la discussione anche teorica su temi interni a progetti stessi (ad es. la didattica) o trasversali (ad es. l'antirazzismo, l'informazione, la formazione...). Anche in questo caso le difficoltà di coordinamento non sono ancora state superate appieno e rimangono sovraccarichi di lavoro per singole persone, ma il processo di riorganizzazione avviato è ormai a buon punto di realizzazione.
Lo sviluppo europeo delle attività
Grazie a progetti come Horizon, Now, Socrates, alle grandi campagne messe in moto grazie al cofinanziamento del Ministero degli Affari Esteri e grazie ad una nuova consapevolezza sulla necessità di lavorare a più stretto contatto con Ong e associazioni europee e di altre zone del mondo, nel Cospe si sta sviluppando un maggiore impegno per lo scambio di esperienze o la messa in opera di alcune attività comuni con partner transnazionali. Si tratta di un percorso ancora lungo, alcuni partenariati si sono rivelati difficili da portare avanti per motivi linguistici, di tempi, di costi, anche se per fortuna nel nostro caso non si è mai verificato ciò che altre associazioni contestano, cioè che qualcuno veda nei partenariati quasi solo uno strumento per ottenere finanziamenti Cee.Nonostante le difficoltà, la dimensione europea dei progetti ci permette di avere una visione più avanzata sia nella pratica che nella teoria di quanto realizziamo, evitando di commettere errori che altri hanno già sperimentato, raccogliendo idee e saltando tappe sperimentali.
E' del '97 l'adesione del Cospe a Babelea, associazione europea di chi interviene nel campo dell'interpretariato sociale per etnie minoritarie. E' il coronamento di un rapporto avviato con una organizzazione francese nel '93, da Luciana Sassatelli, ripreso un paio d'anni dopo con la nostra partecipazione a vari colloqui europei. Il partenariato del Cospe in questo caso è stato fortemente ricercato dagli altri organismi europei anche per la nostra esperienza nel campo della formazione di mediatori linguistico-culturali, per il nostro impegno fin dal momento delle prime discussioni sulla necessità o meno di avviare questa rete europea e a nostro parere dimostra l'utilità di lavorare in reti internazionali indipendentemente dall'approvazione della CE di progetti specifici.